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Cestini di pasta brisée con cipolla rossa e carciofi

6 persone 20 minuti 30 minuti
  Ingredienti

1 rotolo di pasta brisée

2 patate

250g di mozzarella fior di latte

1 cipolla rossa di Tropea

8-10 carciofi grigliati sott'olio

2 cucchiai di Parmigiano Reggiano grattugiato

1 uovo

1 noce di burro

noce moscata

sale e pepe

Procedimento

  1. Stendete la pasta brisée sul piano di lavoro e, utilizzando un coppapasta circolare di 12 cm di diametro, ricavate 6 dischi che disporrete all’interno di altrettanti stampi da muffin imburrati. Bucherellateli con i rebbi di una forchetta, copriteli con carta da forno e pesetti di ceramica e cuocete in forno a 180°C per 5 minuti, quindi eliminate carta e pesetti e proseguite la cottura per altri 5 minuti. Sfornate e fate raffreddare completamente.
  2. Lessate le patate in acqua salata fino a quando risulteranno tenere. Scolatele, rimuovete la buccia e schiacciatele raccogliendo la purea in una ciotola. Aggiungetevi la cipolla tagliata a rondelle, i carciofini scolati a tocchetti, il parmigiano, il burro e l’uovo e condite con noce moscata, sale e pepe. Mescolate e completate con la mozzarella a dadini.
  3. Trasferite il composto ottenuto all’interno dei cestini di brisée e cuocete nuovamente in forno a 180°C per circa 20 minuti o comunque fino a quando la mozzarella inizierà a sciogliersi. Sfornate e servite caldi.

Vino consigliato

Informale, leggero e di moderata alcolicità, il versatile Prosecco si adatta a qualunque occasione, dall’aperitivo al dessert, a seconda della tipologia. È il vino con le bollicine simbolo dell’area collinare trevigiana, che vede in Conegliano e Valdobbiadene il cuore di un territorio da secoli votato alla vitivinicoltura. Dal 2009 il termine “Prosecco” non indica più una varietà di uva, ma è diventato un nome geografico (che deriva da Prosek, località vicino a Trieste) che può essere utilizzato solo dai produttori che operano all’interno delle aree autorizzate, con maggiori garanzie per il consumatore. “Glera” è invece il nome con cui si indica l’uva principale per la produzione di questi vini. La tipologia Superiore, leggermente più ricca, corposa e complessa, dà il meglio di sé nell’anno, anno e mezzo successivo alla vendemmia e mantiene intatte le proprie caratteristiche organolettiche per oltre un anno dopo l’imbottigliamento. Per apprezzarne al massimo le qualità, quindi, è meglio non conservarlo troppo a lungo in cantina. Per il servizio è consigliabile utilizzare un calice a tulipano ampio, evitando l’ormai vetusta flute, mentre la temperatura di servizio ideale è di 7-8 gradi, per esaltare la sensazione di freschezza. Consigliamo l’abbinamento con i cestini di pasta brisée, piatto appetitoso e saporito che coniuga morbidezza e sapidità in armonia con il carattere del vino.