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Chiara, fresca... Dolceacqua

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A pochi minuti della Riviera dei Fiori, nell’entroterra dell’estremo Ponente ligure, questo borgo custodisce come un antico scrigno dolci leggendari e una cucina che sa d’estate come poche altre

Nasce nel 1300 la tradizione della michetta di Dolceacqua, una sorta di brioche cosparsa di zucchero nata come omaggio al sacrificio della bella Lucrezia. La leggenda narra che la ragazza, imprigionata dal signore della zona perché, all’alba delle nozze, si era rifiutata di cedere alle sue pretese di ius primae noctis, in un estremo tentativo di fuga si sia gettata dalla torre più alta del castello dei Doria. Il promesso sposo, allora, per vendicarne la morte, pare sia entrato di notte nel maniero e, coltello alla gola, abbia costretto il signore a eliminare la barbara usanza. E così fu. Era il 14 agosto e il giorno successivo, per celebrare la disgraziata coppia la cui storia avrebbe però cambiato per sempre la vita alle giovani del paese, le donne di Dolceacqua prepararono questo dolce impastando farina, uova, zucchero e olio. Nasceva così la famosa michetta, dal 2008 protetta dalla Denominazione Comunale di Origine (DECO), e celebrata da una sagra che si svolge puntuale ogni 16 agosto tra i carugi dell’antico centro storico che salgono labirintici proprio fino al castello.

Un piccolo mondo antico

Il tour del paese, però, inizia dal suo monumento simbolo, il ponte del XV secolo dalle linee spericolate, vero “gioiello di leggerezza”, come lo descrisse Monet durante la sua vista del 1884, che lo amò tanto da riprodurlo in alcuni dei suoi celebri dipinti. Il ponte unisce le due anime del paese: Borgo, quella ottocentesca, e Tera, la più antica, intrico di viottoli (i carugi per l’appunto), piazzette e scorci romantici sovrastati dall’imponente maniero. È bella da percorrere via Castello, con le sue botteghe, gli artigiani e le cantine, ma di angoli speciali questo antico centro storico ne ha davvero tanti. Come la deliziosa piazzetta dell’Armatore, chiusa tra alte case disposte a cerchio e disegnata dal caratteristico stemma dei Doria sotto forma di mosaico. O ancora il piccolo Museo del Figurino Storico, con i suoi soldatini ospitati presso i locali del Comune; o la targa in via Dante posta in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia e dedicata a Gerolamo Novaro, padre di Michele Novaro che musicò il Canto degli Italiani di Goffredo Mameli, cioè l’inno d’Italia; Gerolamo infatti visse per diversi anni a Dolceacqua. Da vedere anche l’oratorio di San Sebastiano, che conserva una statua del santo particolarmente cara ai cittadini del paese e celebrata durante una processione a gennaio; la parrocchia di Sant’Antonio Abate, con il suo bel polittico di Santa Devota del 1515; e l’antica chiesa di San Giorgio poco fuori dal centro. Imperdibile, ovviamente, il bel castello Doria ottimamente conservato. Pare che a volte sia lo stesso fantasma della povera Lucrezia a fare da guida ai visitatori...

Una cucina che sa di estate

Una volta seduti al tavolo di uno dei graziosi localini che è facile trovare in paese, è difficile per chiunque non restare soddisfatto da un menu che valorizza la tradizione ligure in ogni sua sfumatura. Si parte con un brandacujun, delicata crema di stoccafisso e patate ottima come antipasto a fianco di una fetta di fugasun, una golosa torta di erbe, o di pasta cun a bagna, sorta di pizza carica di pomodoro, o di un bel piatto di cundiun, insalata di pomodori e olive in salamoia. Tra i primi si possono scegliere i ravioli c’u pesigu’, dalla singolare forma di grassa caramella, ripieni di erbe e conditi anche semplicemente con burro e salvia; i gnochi de pan, conditi con burro fuso e formaggio o i bigarèli, pasta arricciata tra le dita servita a mo’ di minestra. Immancabile il pesto, ovviamente, così come il coniglio alla ligure con le olive cotto nel vino del borgo, il Rossese. Da provare anche lo stoccafisso cotto nel pomodoro e abbinato a patate, fagioli e olive o, per i più curiosi, il cartelètu, una cotoletta ripiena ottenuta dal quarto anteriore del capretto da cui si ricava una tasca riempita di bietole, uova e formaggio. Si chiude in bellezza con la classica tacunà, torta di pasta frolla con la marmellata, o le crocette, variante delle michette a forma di croce e al profumo di limone. E l’estate è servita.

L’oro di Ponente

L’entroterra di Imperia è una distesa di ulivi dorati costellata di borghi, come Dolceacqua, membro delle Città dell’Olio, ma non solo. Sono tanti i centri noti per la produzione di olive taggiasche, cultivar tipica del Ponente ligure, e per la loro lavorazione con metodi antichi, spesso in frantoi artigianali. Da queste parti, infatti, la coltura dell’olivo ha origini molto antiche, precedenti all’arrivo dei romani, e il fiore all’occhiello della produzione è rappresentato proprio dall’Olio Extravergine di Oliva Taggiasca, dal gusto dolcemente corposo e rotondo, con un vellutato retrogusto di mandorla.

10 cose da fare a Dolceacqua in un fine settimana

  1. Arrampicarsi fino a raggiungere il santuario dell’Addolorata e la cappella di San Bernardo
  2. Scoprire come gli artisti hanno fatto rivivere il borgo fantasma di Bussana Vecchia
  3. Visitare Ceriana e assaggiare la sua nota salsiccia
  4. Sgranocchiare un canestrello di Taggia visitando il Convento dei Domenicani, dove ammirare L’Adorazione dei Magi del Parmigianino
  5. Prendere il fresco ai laghetti di Rocchetta Nervina
  6. Lasciarsi abbagliare da Apricale, borgo arroccato scolpito nella roccia, e dalle sue barbagiuai, frittelle di ricotta alle erbe, con riso e zucchine
  7. Assaggiare il cundiun, ricca insalata che sa di estate, passeggiando per Bordighera
  8. Scoprire la Pigna di Sanremo
  9. Andare a Seborga per mangiare un piatto di battolli, pasta di farina di castagne, rapa e pesto
  10. Lasciarsi stregare da Bajardo, il borgo dei druidi

Rossese nella storia

Andrea Doria, il mitico condottiero, lo scelse come vino per la sua flotta nei giorni di festa. Napoleone lo apprezzò molto durante la campagna d’Italia, spedendone anche numerose casse in patria. È il Rossese, vino simbolo di Dolceacqua, il primo in Liguria a ottenere la Denominazione di Origine Controllata. La zona di produzione comprende 14 località di Val Nervia e Valle Crosia, mentre l’uva è Rossese per almeno il 95%. A far innamorare sono il colore, rubino da giovane che diventa granato con gli anni, e il profumo floreale di rosa e di viola, ma anche di ribes e in alcuni casi persino di fragola. Al palato è morbido, caldo, vellutato. Perfetto con il coniglio alla ligure.

INFO UTILI

In treno: La stazione di riferimento è quella di Ventimiglia che dista circa 10 km. Da qui si può giungere in paese con un comodo servizio bus (la Linea 7) gestito da Riviera Trasporti: www.rivieratrasporti.it

In aereo :L’aeroporto internazionale più vicino è quello di Nizza (50 km). In alternativa c’è l’aeroporto di Genova (160 km). Info:www.nice.aeroport.fr www.aeroportodigenova.i

In bici: Una comoda pista ciclabile collega il paese r passeggiata al mare in circa 20-25 minuti
Per tutte le infowww.visitdolceacqua.it

Shopping: Non si torna a casa da Dolceacqua senza un bel pacchetto di michette, che si trovano sui banchi di ogni forno e panificio del borgo come l’Alimentari Francesca di via San Sebastiano. Per il vino, invece, d’obbligo la visita all’Enoteca Regionale della Liguria ai piedi del castello Doria dove si organizzano anche degustazioni.

Dove dormire

Il Nido di Rondine: B&B in un appartamento panoramico affacciato sul centro storico del paese. Doppia: 80 euro Via Barberis Colomba, 13 Dolceacqua (IM)www.ilnidodirondine.it

Dussaiga: A disposizione appartamenti o camere con formula B&B. Ogni soluzione è una chicca. Doppia da 85 euro a notte Via San Bernardo, 1 – Dolceacqua (IM)www.dussaiga.it

Agriturismo Terre Bianche : Nel contesto di un’azienda vitivinicola, soluzioni diverse fra di loro in un contesto storico suggestivo con vista su mare e montagne. Doppia da 130 euro a notte Località Arcagna – Dolceacqua (IM)www.terrebianche.com

Dove mangiare

A Viassa: Piatti tipici liguri, ma non solo, che esaltano sempre i prodotti della zona. Prezzo medio 40 euro Via Liberazione, 13 – Dolceacqua (IM) www.ristoranteaviassa.it

Casa e Bottega: Ambiente informale e anticonformista, come la cucina. Prezzo medio 40 euro Piazza Giuseppe Garibaldi, 2 www.ristocasaebottega.it

Agriturismo I Gumbi da u Zena: Ambiente rustico e accogliente, all’interno di un ex frantoio. Cucina tipica e ricca. Si mangia con 30 euro Via San Biagio, 7 – Dolceacqua (IM) www.igumbi.it