Caccamo, folclore e delizie - SuperSIGMA
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Caccamo, folclore e delizie

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Nell’entroterra della provincia palermitana, questo antico borgo svetta fiero del suo castello e della sua più nota specialità gastronomica: l’eclettica “sasizza”

Una leggenda narra che tra le sale di un antico castello si muova leggero lo spirito di una giovane fanciulla, rinchiusa dal padre in quelle stanze per essersi innamorata dell’uomo sbagliato. Si dice, ancora, che nelle notti di luna piena sia possibile incontrare quello spirito gentile che porta in dona una melagrana: con una filastrocca la ragazza invita a magiare tutti i chicchi del frutto senza toccarlo con le mani e senza farli cadere a terra. La ricompensa è un tesoro nascosto che, per il momento, nessuno ha ancora trovato. Siamo a Caccamo, borgo medievale in provincia di Palermo, arrampicato sul cucuzzolo di un colle. Una meta fuori dai classici circuiti turistici, ma dentro quelli dei viaggiatori gourmet che arrivano fin qui per assaggiare la sua sasizza, salsiccia declinata in diverse varianti alla quale il paese dedica persino una sagra in autunno.

Bellezza concentrata

È proprio il castello il simbolo del borgo, il più grande dell’intera Sicilia, che domina dall’alto tutta la vallata del fiume San Leonardo. Il suo interno è un susseguirsi di saloni decorati, mobilio d’epoca, armi e stemmi. Le terrazze affacciano sulle “straduzze”, i tetti e i campanili delle trenta chiese sparse sul territorio. Come per esempio la chiesa di San Giorgio, che ospita la pregiata tela del Miracolo di sant’Isidoro, ma anche il bel trittico della Madonna col Bambinello e alcune opere di pittori fiamminghi come Matias Stomer. Oppure la chiesa del Purgatorio, con le sue catacombe, quella di San Domenico con lo sfarzoso reliquario in argento del Beato Giovanni Liccio, e quella di San Benedetto alla Badia che conserva al suo interno un bellissimo pavimento in maiolica (mentre nell’aria aleggia lo spirito di Suor Felicia Enriquez de Cabrera, con il suo olio miracoloso). Concludiamo il tour con la chiesa della Santa Annunziata, che oltre a varie opere d’arte di grande interesse, ospita anche un luogo simbolo del folclore locale, la famosa “Scalunata di San Giuseppe”. Si tratta di una scala di ceri in cima alla quale si trova la statua di San Giuseppe col Bambino; i ceri vengono accesi in occasione di una delle principali feste cittadine nella prima domenica di marzo. È in quella data che si celebra anche il rito della “Rètina”, sfilata di muli bardati a festa accompagnati dalla banda musicale che fa il giro del paese raccogliendo le offerte in natura che i devoti fanno al Santo. Non mancano, ovviamente, le celebrazioni legate alla Pasqua: la domenica delle Palme infatti dal Duomo parte U Signuruzzu a Cavaddu, sfilata che simula l’ingresso di Cristo a Gerusalemme.

Che si mangia?

Mentre la festa riempie le vie del centro di canti e colori, nell’aria si diffonde l’inconfondibile profumo del panacèna, il dolce tradizione della Pasqua caccamese. Si tratta di un particolare tipo di pane preparato rigorosamente a mano e addolcito con zucchero e semi di finocchio. Croccante fuori e morbido dentro, si mangia a fette accompagnato con un vino dolce simile al moscato o al Marsala. Come anticipato, però, è la carne il pezzo forte della gastronomia locale, e in particolare quella salsiccia che viene interpretata in forme diverse e si presta alle più varie preparazioni: si può mangiare fresca, essiccata, con i qualuzzi (cioè in padella con erbe amare) e molto altro. Un grande classico è il paninu ca sasizza, alla quale aggiungere magari una fetta di caciocavallo o, ancora, tuma o primintiu, deliziosi pecorini rispettivamente fresco e semistagionato, solo alcuni tra i tanti prodotti caseari della zona. Con la ricotta, arricchita dalle gocce di cioccolato, si fa il ripieno dei taralli di Carnevale, che si distinguono dagli altri dolci siciliani con la ricotta per l’impasto leggerissimo. Sono ripieni di mandorle, invece, i buccellati nella versione locale (la ricetta tradizionale siciliana li vuole ripieni di fichi secchi). Un consiglio: c’è un’attrazione di Caccamo da vedere rigorosamente a stomaco vuoto, è uno dei vicoli più stretti d’Italia, solo 63 centimetri, ed è d’obbligo attraversarlo prima di aver assaggiato salsicce, dolci e formaggi!

10 cose da fare a Caccamo

  1. Prendersi una giornata per visitare Palermo
  2. Fare trekking a cavallo lungo le sponde del lago Rosamarina
  3. Lasciarsi affascinare dalle ville di Bagheria
  4. Trovare la giusta angolazione per fotografare la scenografica scalinata di Via Roma a Termini Imerese
  5. Passeggiare tra le rovine dell’antica città di Himera, distrutta da Annibale nel 409 a.C.
  6. Raggiungere l’eremo di San Felice camminando lungo il sentiero del Beato Guglielmo
  7. Rivivere le atmosfere del Gattopardo in quel gioiello barocco che è la chiesa madre di Ciminna
  8. Nuotare “attorno” all’Ombelico di Venere nelle acque Altavilla Milicia
  9. Scoprire il curioso Museo del Motorismo Siciliano e della Targa Florio di Termini Imerese
  10. Giungere alle misteriose Mura Pregne, complesso megalitico alle pendici del monte San Calogero