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Passo delle Matulle Nero d'Avola

Il vitigno a bacca nera più rappresentativo e blasonato in Sicilia è noto principalmente come Nero d’Avola, ma può essere chiamato anche Calabrese, nome assunto nel XIX secolo e tuttora in auge, che deriva dal termine dialettale calavrisi, cioè “uva (cala) di Avola”, da intendersi anche come “venuta da Avola”. Nel corso dei decenni da Avola, in provincia di Siracusa, il vitigno si è spinto a Noto, a Pachino e in tutta la regione. Adatto ai climi caldi, viene coltivato anche in Calabria e più lontano, in California e in Australia. Da un territorio all’altro il Nero d’Avola può offrire svariate sfumature, ma abitualmente si presenta con un gradevole colore rosso rubino e profumi che spaziano da sentori floreali (viola) e fruttati (ciliegia, mora, prugna), fino a spingersi verso sensazioni speziate e balsamiche, soprattutto nelle versioni affinate in botti di legno. Pur essendo salito alla ribalta per una sua presunta morbidezza gustativa che lo fa considerare di facile approccio, negli esempi migliori, in realtà, libera un carattere complesso, che lo rende corposo e avvolgente, ma anche fresco di acidità e sapido, elegante e aggraziato. A tavola è versatile e ben si adatta a cibi saporiti e decisi. Le versioni giovani si sposano con verdure ripiene, piatti a base di fave, paste al ragù o pesci alla griglia (tonno in particolare), ma anche a formaggi a pasta dura e semidura mediamente stagionati, come caciocavalli e provole. Le interpretazioni più potenti e complesse, veri e propri vini da invecchiamento, invece, accompagnano a dovere carni rosse arrostite e grigliate. Da servire a 16°-17 °C in calici di buona ampiezza.