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Mi scappa la pipì

Scopriamo quali sono le cause principali dell’enuresi notturna nei bambini grandi e come risolvere il problema con strategie efficaci

Il raggiungimento del controllo sfinterico, per il bambino, è un passaggio critico, un evento importante e delicato che coinvolge tutti gli elementi della famiglia. Il piccolo deve imparare a controllare urina e feci, passando dal pannolino alle mutandine e riuscendo così a introdurre l’uso del vasino. Il passaggio successivo prevede che il controllo appreso si generalizzi, permettendo al bambino di non bagnarsi durante il sonno.

L’enuresi notturna consiste nell’incontinenza urinaria durante la notte e, solitamente, può essere considerata del tutto normale fino ai cinque o sei anni d’età. Tuttavia, quando il disturbo si protrae oltre i sei anni è necessario intervenire il prima possibile, senza cadere nella tentazione di sottovalutare il problema o di sperare semplicemente che migliori con l’età. Farsi la pipì addosso durante la notte, infatti, rischia di diventare primariamente un problema psicologico per il bambino, che si ritroverebbe a sentirsi “diverso” dagli altri, strano e inadeguato. Spesso per questo motivo non va a dormire dagli amichetti o rifiuta di partecipare alle gite, per paura che il problema si presenti e lo metta in forte imbarazzo di fronte agli altri.

È importante differenziare l’enuresi primaria, di cui si parla se il bambino non ha mai acquisito il controllo della vescica, dall’enuresi secondaria, che si presenta se il bambino riprende a bagnare il letto dopo un lungo periodo di continenza. Nel primo caso è probabile che la vescica non abbia una capienza adeguata, o che il sonno sia troppo profondo; nel secondo caso, invece, alla stregua di un disturbo psicosomatico, potrebbe trattarsi di  una manifestazione di disagio emotivo in conseguenza di eventi stressanti per il bambino, come la nascita di un fratellino o episodi di bullismo.

Consigli utili

Per aumentare la capienza della vescica e la capacità di controllo, insegnate al bambino a segnalare il momento in cui sente il bisogno di urinare; a quel punto, fatelo attendere per due minuti. Dopo alcuni giorni, aumentate progressivamente il tempo di attesa, arrivando a circa 30-40 minuti, finché la capacità di controllo sarà migliorata. Per facilitare il risveglio notturno, invece, provate a utilizzare un allarme acustico che suona all’emissione delle prime gocce di urina, in modo che il bambino sia costretto ad alzarsi. Dopo un numero relativamente basso di risvegli, il piccolo imparerà a distinguere le contrazioni vescicali e a risvegliarsi “automaticamente”.