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È solo ansia, non avere paura

Imparare ad afforontare le proiezioni della mente e le loro conseguenze

Provate a chiudere gli occhi e a ricordare l’ultima volta che avete avuto paura. Sentite le emozioni che salgono dentro di voi. Poi provate a ricordare l’ultima volta che avete sentito ansia. Che tipo di sensazioni avete? Sì, le percezioni emotive sono del tutto simili, con differenze che a volte possono riguardare l’intensità, ma con somiglianze tali da rendere difficoltoso distinguere queste due emozioni. Eppure, c’è una differenza abbastanza importante.

Ansia e paura, emozioni simili ma non uguali

Quando proviamo paura, siamo concentrati completamente sul “qui e ora”, su quello che sta succedendo nel momento presente, sulla minaccia concreta e assolutamente reale che abbiamo innanzi. Quando proviamo ansia, invece, la nostra mente è proiettata nel futuro tentando di controllare gli eventi, e dunque di evitare quello che immaginiamo essere una catastrofe; si continua a pensare alla situazione che spaventa nel tentativo di trovare una soluzione, aumentando l’ansia in maniera parossistica. Anche questa è un’importante differenza tra le due dinamiche emotive: la paura ha una durata limitata, mentre l’ansia può mantenersi a livelli disagevoli così a lungo da provocare conseguenze negative sul corpo e sulle abilità cognitive della persona.

Un esempio pratico

Se una persona che ha paura dei cani si trova in maniera inaspettata di fronte a un grosso dobermann ringhiante, avrà una reazione emotiva di terrore, immediata ed elevata, capace di spingerlo a scappare o a cercare una soluzione per proteggersi dalla minaccia; qualunque sia lo sviluppo della situazione, la reazione di paura è destinata a estinguersi abbastanza velocemente senza lasciare conseguenze a lungo termine. Tuttavia, da quel momento, la persona avrà sviluppato, probabilmente, una reazione di ansia, appresa in conseguenza dell’esperienza vissuta. Se dovesse ripercorrere la stessa strada, si attiverà la cosiddetta ansia anticipatoria, con reazioni emotive e fisiche associate a proiezioni della mente rispetto a quanto potrebbe accadere, al fatto di poter incontrare nuovamente quel cane, e che le conseguenze potrebbero essere ben più gravi di quelle passate. Il risultato più evidente è che la persona inizierebbe a reagire non più a situazioni reali, ma a immagini e interpretazioni della sua mente, risultando impossibilitato a uscire da questo circolo vizioso. Cercare di evitare un pericolo immaginato o di risolvere un problema solo ipotetico, sono azioni impossibili da concludere. Tuttavia, la reazione di ansia che queste immagini mentali sono in grado di attivare nel corpo vengono considerate dal cervello come la prova dell’effettiva minaccia gettandolo in uno stato di tensione prolungato.

L'ansia: un fattore evolutivo

Essendo associata alla capacità di proiezione futura, l’ansia ha un’innegabile valore evolutivo, perché riduce le probabilità di dover affrontare una minaccia reale che potrebbe rivelarsi fatale; in questo l’essere umano è stato avvantaggiato dalla sua corteccia cerebrale, capace di una migliore elaborazione delle alternative future. Ma oggi il nostro vantaggio evolutivo sta diventando un limite potenzialmente autodistruttivo; l’ansia non è più una semplice emozione, ma sta diventando la conseguenza dell’ossessione, tutta umana, di controllare noi stessi, la realtà circostante e il nostro futuro.