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Dormiamo insieme?

Il fenomeno del "co-sleeping", la tendenza a dormire con il neonato, è ormai sempre più diffuso. Qual è il comportamento giusto da tenere?

Il co-sleeping non è un fenomeno nuovo; è presente in molte culture, soprattutto orientali, e in passato era pratica comune. Non vi erano, tuttavia, spiegazioni pedagogiche particolari: era soprattutto necessario per i pochi spazi a disposizione che la famiglia, spesso numerosa, doveva condividere. Oggi spesso accade più per ragioni pratiche che per reale convinzione: condividere il letto rende più semplice l’allattamento al seno, e meno faticosi i frequenti risvegli notturni. Eppure, il sonno condiviso è oggetto di una forte discussione. Da un lato se ne sottolinea l’indubbia utilità pratica, arrivando a vedere in esso una possibile soluzione dei disturbi del sonno, e un supporto allo sviluppo emotivo e alle sicurezze del bambino. Dall’altro, invece, si sottolinea il potenziale pericolo che deriverebbe dal dormire insieme: il possibile schiacciamento e soffocamento costituirebbe una delle cause di mortalità più frequente nei neonati, e sarebbe associabile a problematiche comportamentali e ad una maggiore difficoltà nel riuscire a dormire da soli.

Qual è la verità?

Come tutti i comportamenti, il solo modo di comprenderne vantaggi e svantaggi è identificarne la funzione e le possibili conseguenze rinforzanti. Dormire nel letto di mamma e papà non protegge da disturbi comportamentali o psichiatrici; né, d’altra parte, può essere visto come causa di problemi di ansia che il bambino svilupperà in futuro. Il neonato non ha bisogno di dormire con qualcuno per sentirsi sicuro: a differenza di quanto alcune teorie continuino a sostenere, il sonno non è una dimensione pericolosa in cui il bambino deve “essere accompagnato”. Le paure sono innanzitutto comportamenti appresi: i bambini imparano ad avere paura di certe situazioni attraverso l’osservazione dei comportamenti genitoriali. Tenere il bambino nel lettone per “proteggerlo” dal sonno potrebbe costituire un fattore predisponente di una fobia futura, o di una vera e propria paura del buio. Non concedergli uno spazio suo, nel quale possa imparare a gestire le proprie frustrazioni, non gli permette di apprenderne l’accoglienza, e al contempo non lo aiuta a comprendere la differenza tra il suo “spazio relazionale” e quello che appartiene esclusivamente ai genitori. È importante, per gli adulti, mantenere uno spazio come coppia, e il letto è certamente un luogo di intimità che va protetto.

Cobedding: una scelta alternativa

Una possibile scelta maggiormente equilibrata consiste nel “cobedding”: tenere un lettino nella stanza, così da aiutare i genitori a gestire il neonato nelle situazioni più difficili, abituandolo al contempo a dormire da solo, per trasferirlo più avanti nella sua cameretta.