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Come riconoscere un'intolleranza

Le intolleranze alimentari stanno diventando più frequenti nei nostri animali domestici. Non sempre facili da identificare e trattare, come nell’uomo sono il risultato di un insieme di eccessive stimolazioni del sistema immunitario alle sostanze chimiche che ci circondano

I sintomi più frequenti sono di tipo dermatologico e gastrointestinale, ma possono presentarsi anche a carico dell’apparato respiratorio. Sono di solito di tipo cronico e le lesioni cutanee (croste anche profonde) possono essere associate o meno a disturbi intestinali. Di norma prurito più o meno intenso e feci poco o per nulla formate sono le segnalazioni più comuni, mentre l’asma o la tosse sono i sintomi respiratori.

Come diagnosticare

Nel percorso diagnostico vanno fin dall’inizio escluse altre cause possibili: parassiti esterni (pulci) e acari (rogne). A questo punto le possibilità sono essenzialmente due: alimentare e/o ambientale.
Escludere la causa alimentare è il passo successivo e anche il più facile da gestire, perché ormai il mercato mette a disposizione alimenti preconfezionati monoproteici, anche piuttosto appetibili e graditi, dove la fonte proteica è obbligatoriamente una sola, cioè uovo, maiale, cavallo, agnello, cervo, coniglio, anatra, quaglia o altri. La scelta di un alimento piuttosto che un altro si basa sul principio per il quale il veterinario deve prescrivere una proteina che il paziente non abbia mai assunto. Dal momento che capita spesso che i proprietari scelgano in autonomia un alimento ipoallergenico e facciano una terapia “fai da te”, può succedere che ci si trovi in difficoltà durante la scelta della proteina, perché il cane o il gatto ha già assaggiato un po’ di tutto. Ecco che per questo motivo in tempi recenti sono stati prodotti mangimi da due fonti piuttosto inusuali: penne e insetti.
C’è anche la possibilità di effettuare analisi più specifiche per individuare quali allergeni siano coinvolti. A questo punto si possono testare diverse decine di sostante tra le quali gli allergeni stagionali (pollini) o perenni (acari della polvere o delle derrate alimentari), erbe infestanti...

La terapia

Per prima cosa (in genere per tutti i pazienti) bisogna controllare il prurito, ove presente, con il controllo delle pulci (prima causa nei nostri animali) e somministrare una dieta bilanciata, nella fase iniziale per almeno 8/12 settimane. Parallelamente il veterinario ha a disposizione diverse molecole, vecchie e nuove, che funzionano molto bene.

Prendersi cura di micio o fido

Un animale intollerante o allergico non guarirà mai e dovrà essere gestito per tutta la vita:

  • profilassi per il controllo delle pulci 12 mesi all’anno
  • controllo della dieta
  • pulizia della cute con l’uso di salviette igienizzanti e/o bagni regolari con shampoo idonei
  • integratori cutanei e/o riequilibratori della flora microbica intestinale
  • cura delle lesioni cutanee con antibiotici e/o antinfiammatori steroidei (se necessari), eventualmente immunomodulatori. Le terapie moderne usano molecole più selettive, dagli effetti collaterali minimi, con anticorpi verso la singola molecola responsabile del prurito