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Bullismo, vittime e carnefici

Un problema attuale, non sempre facile da individuare. Affrontiamolo insieme.

Il termine “bullismo” definisce i comportamenti di prepotenza tra bambini e adolescenti, caratterizzati da oppressione fisica o psicologica e agiti in modo prolungato da una persona o da un gruppo nei confronti di una o più vittime. 
Come tutte le forme di persecuzione ai danni di una persona, anche il bullismo è caratterizzato da episodi ripetuti nel tempo e con una certa frequenza, innestando emozioni negative durature nella vittima che li subisce, soprattutto insicurezza e paura. 
Esistono diverse forme di bullismo, e sono principalmente: azioni fisiche di prevaricazione (spesso quelle che fanno più notizia, e dunque più note all’opinione pubblica); possono andare da episodi di aggressione lieve (tirare i capelli o spintonare), all’appropriazione o danneggiamento di oggetti altrui, fino alle forme più gravi di violenza fisica vera e propria; comportamenti verbali di prevaricazione, che comprendono diverse forme di minacce, insulti, prese in giro che possono riguardare temi scolastici, caratteriali, aspetto fisico e preferenze sessuali; comportamenti indiretti di prevaricazione, che costituiscono la modalità più subdola di bullismo, spesso basata sul pettegolezzo e sulla calunnia, che portano all’isolamento o all’esclusione dal gruppo. Le prime due tipologie di azioni bullistiche sono messe più spesso in atto dai maschi; le forme verbali e indirette sono invece una modalità di prevaricazione prettamente femminile.

Come intervenire

Gli interventi possono essere di tipo diverso ma, affinché siano efficaci, è importante che siano organizzati sia per la vittima che per il carnefice. Rispetto alle azioni orientate a limitare i comportamenti del bullo, gli approcci meno efficaci sembrano quelli di tipo punitivo. Tali sistemi di intervento possono peggiorare la situazione: una sospensione scolastica, per esempio, potrebbe assumere un valore di “rinforzo positivo” del comportamento sgradito. Il vero obiettivo dovrebbe essere quello di favorire la messa in atto di comportamenti positivi da premiare, aiutando il ragazzo a riconoscerne il valore. Per la vittima è importante sentirsi accolta e protetta: l’adulto dovrebbe darle uno spazio nel quale si senta libera di raccontare ciò che è accaduto, aiutandola a capire che non ha colpe per quello che è successo.

I campanelli d'allarme

Se si osserva con attenzione un bambino si può capire se sia bersaglio di un bullo. I sintomi sono riconducibili ad ansia o depressione e si presentano spesso sotto forma di disturbi come mal di testa e problemi gastrointestinali, che possono essere usati come scusa per evitare le situazioni in cui avvengono le molestie. Altre volte si hanno vere e proprie crisi di ansia, pianto o incubi notturni ricorrenti. Inspiegabili cambiamenti nel comportamento sono un altro campanello d’allarme: repentini cali nel rendimento scolastico, crescente isolamento sono altri modi in cui si esprime il disagio.