Sede, assieme a Cortina, dei prossimi giochi olimpici, la città oggi si presenta molto diversa da quella impressa nell’immaginario collettivo. Un luogo pieno di arte e cultura, rinnovata e vivace, da guardare con occhi nuovi per apprezzarne l’evoluzione
Con le Olimpiadi invernali alle porte, Milano è costantemente sotto i riflettori. Tutti ne parlano, ma quanti la conoscono davvero? Quanti riescono a guardare oltre gli stereotipi e vedere una città che, negli ultimi dieci anni, ha vissuto un cambiamento radicale che, con tutti i suoi limiti (e non poche problematicità, sia chiaro), l’ha resa un luogo sempre più dinamico e interessante, da scoprire per liberarsi dall’idea ormai superata di una Milano “da bere” esclusivamente a misura di manager e modelle. Quindi: bene la visita a piazza Duomo, le vetrine di via Montenapoleone e gli aperitivi sui Navigli, ma oggi che il concetto di “centro” è ormai diffuso e anche le periferie sono diventate luoghi da vivere e scoprire, basta armarsi di un po’ di curiosità e quella che vi si aprirà davanti sarà una città tutta nuova.
ITINERARI
Quartieri sempre nuovi
Prendiamo per esempio Isola, una zona a lungo considerata non solo fuori dagli itinerari classici, ma anche non proprio raccomandabile, che oggi è un quartiere estremamente ricercato, straboccante di ristoranti e locali per tutti i gusti e le tasche, con la vicina piazza Gae Aulenti, modernissima, sulla quale svetta la Torre UniCredit, il grattacielo più alto d’Italia. E se Isola non può proprio più considerarsi periferia, ci sono zone davvero decentrate che stanno imponendosi all’attenzione, ognuna con uno spirito ben definito. Su tutte NoLo, che sta per “North of Loreto” (il famoso piazzale), dove, oltre a un gran numero di locali a misura di Gen Z, si trovano istituzioni culturali come Assab One, spazio artistico non convenzionale che ospita opere in pianta stabile e mostre periodiche, o il Cinema Beltrade, ex sala parrocchiale dalla programmazione interessantissima, che ha inaugurato un nuovo modo di fruire della settima arte in città, stimolando un fiorire di varie altre attività come il Cinemino, con 75 posti a sedere, in zona Porta Romana. Il cuore di NoLo è attraversato dal Naviglio Martesana, con la sua bella passeggiata che sembra “fuori città”, ma anche il vivace mercato comunale di viale Monza, un’istituzione della zona, dove si va principalmente per mangiare in locali alla mano. E se la tendenza a bollare ogni zona con un acronimo ha un po’ preso la mano ai geni del marketing cittadino (che hanno elaborato formule bizzarre per zone in cerca di identità – come NoCe, “North of Cenisio”, o NaPa, Naviglio Pavese, e la divertente ViPreGo, “Villa, Precotto e Gorla” –, sicuramente SouPra, ovvero “South of Prada”, merita particolare interesse. Siamo in zona Sud, in un quartiere completamente stravolto dall’arrivo nel 2015 della Fondazione Prada. Qui sorge il Villaggio Olimpico, ma anche luoghi piacevoli dove fare una sosta “popolare” come il bistrot del Madama, ostello di design molto accogliente, o Tajoli, vivace trattoria alla vecchia maniera molto amata dai giovani, e spazi artistici nascosti come la Fondazione ICA.
ARTE
Il top per le esposizioni
Ma che cos’è la Fondazione Prada? Uno dei luoghi di riferimento dell’arte contemporanea in città. Diretta da Miuccia Prada, la Fondazione nasce negli anni ’90, ma solo dal 2015 occupa gli spazi attuali, con la meravigliosa ristrutturazione di un’ex distilleria di inizio Novecento. Qui si tengono mostre temporanee ma esiste anche un’esposizione permanente, nel suggestivo percorso della Haunted House e nella torre con i suoi nove piani d’arte (da non perdere la Upside Down Mushroom Room, che si raggiunge percorrendo un corridoio totalmente al buio), ma anche un cinema d’essai, sull’onda di quanto detto prima, e il Bar Luce, progettato dal regista Wes Anderson che catapulta all’istante i visitatori dentro uno dei suoi film. Altra tappa imperdibile per gli amanti dell’arte contemporanea è l’HangarBicocca, dall’altra parte della città, il cui valore aggiunto è quello di consentire l’accesso gratuito alle mostre. Qui siamo in una zona ancora più periferica, molto moderna nelle linee e sviluppatasi attorno all’Università Bicocca. L’opera permanente all’interno dei capannoni di questa ex fabbrica per la costruzione di locomotive consiste nei vertiginosi Sette Palazzi Celesti di Anselm Kiefer, monumentali, che non lasciano indifferenti.
CULTURA
Dimore… da museo
Ma, a saper dove guardare, la cultura a Milano si fa davvero in ogni angolo. Oltre alle istituzioni museali storiche, come Palazzo Reale, il Museo del Novecento, l’Accademia di Brera con la Pinacoteca, il Castello Sforzesco che ospita la Pietà Rondanini o Santa Maria delle Grazie dove ammirare il Cenacolo, esiste anche un circuito di case-museo diversissime tra loro, espressioni della borghesia milanese di un tempo, della quale restano come patrimonio condiviso le meravigliose collezioni. Capolavoro assoluto è certamente Villa Necchi Campiglio, struttura del 1935 progettata da Piero Portaluppi con i suoi meravigliosi arredi d’epoca e la sua collezione di opere d’arte; oggi bene del FAI, è regolarmente aperta alle visite. Siamo in pieno Quadrilatero del Silenzio, una delle zone più eleganti della città, da visitare col naso all’insù. Spostandoci verso il centro, incontriamo il Poldi Pezzoli, casa-museo aperta al pubblico fin dal 1881. Varcata la sua soglia, si entra in un mondo delle meraviglie fuori dal tempo, dove oltre cinquemila oggetti riempiono gli spazi; l’angolo più suggestivo è l’Armeria gremita di armature, archibugi e lame d’ogni sorta, allestita da Arnaldo Pomodoro. C’è poi il vicino Museo Bagatti Valsecchi con la sua splendida collezione d’arte e gli ambienti ristrutturati, sempre a fine Ottocento, in un curioso stile neorinascimentale. Dalle parti di corso Buenos Aires, infine, si trova la Casa Museo Boschi Di Stefano, all’interno di una palazzina anni Venti progettata da Portaluppi, vero concentrato di arte italiana del Novecento che si offre al visitatore in undici sale dal fascino incredibile.
La città del design
Fin dal Dopoguerra Milano è la città del design. Durante gli anni del boom qui hanno lavorato i più grandi nomi della scena internazionale, come Gio Ponti, Achille Castiglioni, Vico Magistretti, Ettore Sottsass. Dal 1961, inoltre, si tiene il celeberrimo Salone del Mobile, con la sua appendice cittadina, il FuoriSalone (i cui eventi permetterebbero di entrare gratuitamente in piccoli gioielli nascosti, se non fosse per le interminabili file di curiosi a caccia di selfie). A celebrare questo patrimonio sono due istituzioni: la Triennale, che ospita il Museo del Design Italiano, e l’ADI Design Museum, dedicato ai progetti vincitori del Compasso d’Oro dalla prima edizione del 1954.
Le mostre più attese
• Fino al 25 gennaio il Museo della Permanente ospita la mostra dedicata a Jack Vettriano e al suo inconfondibile realismo romantico.
• Metafisica/ Metafisiche, mostra diffusa che coinvolge tutti i grandi musei della città (Palazzo Reale, Museo del Novecento, Gallerie d’Italia e Palazzo Citterio), dal 28 gennaio.
• Anselm Kiefer. Le Alchimiste: quaranta tele inedite realizzate in dialogo con gli spazi di Palazzo Reale, dal 7 febbraio.
CUCINA
Dall’estremo Oriente alla pizza
Passeggiando per la città è facile accorgersi di come le insegne di cucina orientale siano davvero ovunque. E in effetti questa è una delle principali tendenze gastronomiche degli ultimi anni. Sono tanti, soprattutto, i ristoranti che propongono cucine originali delle varie regioni della Cina, ma non mancano le tavole dedicate a Vietnam e Corea, così come al ramen giapponese, che ha decisamente preso il posto del sushi in quanto a numero di nuove aperture (spiccano Ichidon, del maestro Haruo Ichikawa, e Casa Ramen Super, un classico: lo chef è italiano ma il mix culturale fa volare). Quella per l’Oriente non è certo l’unica passione dei milanesi. Provate a fare colazione, nel fine settimana, in una delle pasticcerie, o bakery, o “forno contemporaneo” di nuova apertura, o di moda, e vi troverete davanti una fila interminabile di persone di ogni età in attesa del loro croissant. Le insegne da provare sono tante e – cosa notevole – crescono di settimana in settimana… lievitano, si potrebbe dire! Tra i nomi ormai classici Loste Café, Signor Lievito o i locali di Davide Longoni, veri must, ma anche l’eccellente Dolzeto e, per creare un ponte con l’Oriente, Pan, panetteria giapponese elegantissima dove provare tutto, dolce e salato. La colazione più buona alla quale non avrete accesso (se non prenotando con mesi di anticipo) è invece quella dell’Hotel Portrait, premiata come migliore in Italia per il 2025 nella categoria dell’ospitalità, così come riconosciuto è il valore della pizza migliore di Milano, quella di Confine, seconda nella classifica nazionale. E proprio la pizza è un’altra delle ossessioni dei milanesi, con nuove aperture continue (quasi come per il ramen!). Ce ne sono per tutti i gusti: quelle dei più importanti pizzaioli napoletani che non si fanno mancare una sede in città; quella romana e sottile, sempre più apprezzata (da segnare: Futura, Sublime e Crocca); quelle “sperimentali” firmate da maestri della pizza contemporanea come Renato Bosco da Saporè e, infine, quelle più classiche a Milano: il trancio alto e carico di formaggio. Che si tratti del formato più amato all’ombra della Madonnina è una curiosità poco nota fuori zona, ma qui il trancio è davvero un’istituzione: da provare quello di Spontini, perché è l’insegna con cui i milanesi sono cresciuti, e Filante per la sua versione contemporanea.
Sapori asiatici da non perdere
• Un tour di street food in via Paolo Sarpi è un rito inevitabile che regala vere chicche.
• Le Nove Scodelle, trattoria con cucina del Sichuan. Da provare gli spaghetti tirati a mano.
• Le Vie della Seta, il top per rapporto qualità/prezzo. Cucina del Nord-Ovest della Cina, piccantissima!
• Poporoya: storico, il più amato dai milanesi. Piccolissimo, compensa col vicino Shiro (stessa gestione).
• IYO, Wicky’s e Bentoteca: per chi non bada a spese e vuole regalarsi un’esperienza speciale.
Shopping “alternativo”
• Il più famoso è l’East Market (di solito la penultima domenica del mese), ma di mercati del vintage ce ne sono diversi in città, quasi sempre a cadenza mensile.
• Ogni domenica il Tempio del futuro perduto ospita un mercatino del baratto, ma in questa sede le possibilità di acquisti vantaggiosi sono varie.
• Un classico: i mercati rionali. Quelli di via Fauché, Isola e Papiniano sono i più amati per l’abbigliamento
Info utili
L’aeroporto di Linate è vicino al centro e collegato dalla metropolitana (linea M4, blu). Malpensa e Orio al Serio si raggiungono in treno (il primo) o bus navetta (entrambi), in un’ora circa dalle stazioni milanesi o di Bergamo.
La rete urbana dei trasporti conta autobus, tram e treni metropolitani. Un biglietto costa 2,20 euro (90 minuti) e si usa in città (gratis fino ai 14 anni). Si può pagare anche tramite la app ATM o con carta di credito direttamente a bordo. Esistono poi un biglietto giornaliero (7,60 euro) e uno valido tre giorni (15,50 euro), entrambi con corse illimitate.
Pagine precedenti, da sinistra: piazza Gae Aulenti con la Torre UniCredit, il Bar Luce della Fondazione Prada, l’Armeria del Poldi Pezzoli e Tulips di Jeff Koons alla Fondazione Prada. Nella pagina: uno scorcio di via Paolo Sarpi, la Chinatown milanese.