Colorata, fresca, giovane: è la meta perfetta per celebrare la bella stagione, accolta con una manifestazione molto sentita, Las Fallas, che tra arte e irriverenza esprime la profonda natura di questa città.
Valencia vuol dire… paella, certo. E per i più giovani anche Erasmus o magari le prime vacanze con gli amici, perché siamo pur sempre in una località di mare spagnola, ma fuori dai circuiti più festaioli della movida. Per tutti, però, Valencia si rivela una meta ricca di cultura e luoghi di interesse. A partire dalla Cattedrale, la Seu, l’edificio religioso più importante della città, al cui interno si cela il Santo Caliz, il Sacro Graal, secondo la leggenda. Poco distante c’è la chiesa di San Nicolás di Bari e San Pedro Mártir, che ospita quella che viene definita la “Cappella Sistina di Spagna”. Tra i simboli della città si conta anche la Lonja de la Seda, antica borsa della seta in stile gotico, esattamente di fronte al Mercado Central, capolavoro modernista inaugurato nel 1928 che ospita oltre mille bancarelle di prodotti freschi. Salire sulla Torre del Micalet regala una splendida vista dall’alto della città, con lo sguardo che si apre fino ad abbracciare l’avveniristica Ciutat de les Arts i les Ciències – che porta l’inconfondibile firma di Santiago Calatrava, archistar valenciana – e le lunghe distese sabbiose della spiaggia della Malvarrosa.
CULTURA
Resta la meraviglia
E se questi sono i monumenti simbolo della città, c’è un’altra caratteristica peculiare di Valencia, forse meno “concreta”, ma non per questo meno reale. È la vivace leggerezza che si respira passeggiando tra le sue strade: una sorta di colorata freschezza, una bella sensazione sempre più rara da incontrare in giro per il mondo. Un’attitudine che però, una volta all’anno, prende forma e sostanza in una delle feste più importanti della città: Las Fallas. Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità Unesco, questa manifestazione si svolge dal 1° al 19 marzo e affonda le sue radici nell’antica tradizione dei falegnami che salutavano l’arrivo della primavera bruciando i parot, i sostegni in legno usati per le lampade invernali. Col tempo, l’aggiunta di vecchi stracci e l’ingegno popolare hanno trasformato quei legni nei ninots, oggi vere e proprie opere d’arte in cartapesta e legno di grandi dimensioni, ma del tutto effimere perché destinate al rogo. Il senso è un po’ quello dei nostri carri allegorici, quindi ironia e sarcasmo sono le linee guida sulle quali i ninots vengono costruiti. La celebrazione è articolata e intensa. Tutto è codificato, dall’installazione dei ninots in composizioni mastodontiche (le fallas, per l’appunto), che avviene tra il 15 e il 16 marzo, ai fuochi, con gli spettacoli pirotecnici che si tengono ogni giorno alle 14 in Plaza del Ayuntamiento (o Plaça de l’Ajuntament, in valenciano, altra lingua ufficiale della città assieme allo spagnolo); ci sono poi la serata maestosa del Nit del Foc, il 18, e i fiori che vengono offerti alla Geperudeta, la Vergine valenciana, di cui si espone una enorme riproduzione in Plaza de la Virgen (Plaça de la Mare de Déu) il 17 e 18 marzo. Insomma, una festa di colori, caos e bellezza fuori misura, della quale poco rimane dopo il 19. Ma quel che resta è davvero prezioso: ogni anno i ninots più belli vengono salvati dalle fiamme e contribuiscono ad arricchire, fin dal 1934, la collezione conservata nel Museu Faller, da non perdere. Così come la visita al Museu de l’Artista Faller, dedicato al lavoro di questi incredibili artigiani.
Souvenir d’autore
- Atypical Valencia: brand creato da designer locali che trasformano le icone della città in cartoline, borse e grafiche contemporanee.
- Novedades Casino: un tesoro di rarità grafiche, dove anche le vecchie scatole di fiammiferi diventano arte, e dove trovare poster vintage e ninnoli rétro.
- Ham del Mercat: singolare bottega dove è possibile scovare una gran quantità di prodotti artigianali e una selezione squisita di vini e vermut.
- El Globo: in Calle de las Cestas, preserva da centocinquant’anni l’arte del vimini e del legno. Ideale per acquistare borse, cappelli e giocattoli fatti a mano.
- Madame Mim: lo shop vintage più teatrale di Ruzafa.
ARTE
Largo al contemporaneo
Inevitabilmente, il Barrio del Carmen è il cuore della festa. Lo è in quanto anima antica della città, ma anche perché tra le sue strette vie l’enormità delle fallas crea un sorprendente spettacolo “fuori scala”. Qui, inoltre, l’arte disegna letteralmente le strade: i numerosi murales coesistono con una stratificazione architettonica davvero singolare, che spazia dal gotico al barocco al modernismo senza soluzione di continuità. Tra i principali esponenti della street art valenciana, due nomi sono imprescindibili: Escif – il “Banksy spagnolo” –, con le sue elegantissime opere di critica sociale dai toni desaturati, e Julieta, con le sue bambine sognanti e floreali. Nei pressi del Carmen si trovano anche due dei principali luoghi dell’arte contemporanea: l’Institut Valencià d’Art Modern (IVAM), con la sua ricca collezione permanente di artisti spagnoli e internazionali e mostre temporanee che spaziano dalla fotografia alla scultura, e il vicino Centre del Carme Cultura Contemporània (CCCC), che offre un contrasto davvero suggestivo inserendo opere d’avanguardia fra le mura di un antico monastero. Da non perdere anche il Centro de Arte Hortensia Herrero (CAHH), che raccoglie una collezione privata con opere di oltre cinquanta artisti internazionali – tra cui Joan Miró, Anish Kapoor e Anselm Kiefer – e installazioni site-specific immersive e stranianti. L’effervescenza creativa di Valencia continua poi in spazi culturali “alternativi” come lo Sporting Club, un ex boxing club degli anni ’30 trasformato in coworking artistico nel quartiere Ruzafa, cuore delle gallerie indipendenti, e la Fábrica de Hielo: un’antica fabbrica del ghiaccio nei pressi della marina, oggi luogo ideale per bere una birra, ascoltare musica dal vivo o assistere a esposizioni d’avanguardia fronte mare.
Design che ha fatto la storia
Passeggiando per le strade è possibile che vi capiti di incontrare la scritta “Refugio” sui muri, indicazione dei rifugi antiaerei durante la Guerra Civile spagnola. A farsi notare è proprio il font peculiare di queste scritte, dalla particolarissima linea Art Déco, diventato simbolo grafico della città. Esempi splendidi si trovano in Calle Serranos e Calle Alta, o nel rifugio della ex fabbrica Bombas Gens, i cui muri custodiscono ancora le regole di comportamento originali dipinte per i lavoratori. Da visitare il rifugio del Comune, che offre un intenso percorso nella storia tra video e testimonianze.
ITINERARI
A ogni palazzo il suo stile
Seguendo il filo dell’arte e dell’architettura è inoltre possibile disegnare un itinerario tra i luoghi meno noti della città, ma non per questo meno magnetici. Si parte dal Palacio del Marqués de Dos Aguas, che vale la tappa anche solo per il portale, un capolavoro di scultura barocca dall’impatto ipnotico. Pochi passi nel dedalo di vie della Ciutat Vella e si raggiunge Plaza Redonda (Plaça Redona) che, sin dalla sua costruzione, nel 1837, ha rappresentato il centro geometrico di Valencia, mantenendo intatta una forma circolare così perfetta da risultare quasi straniante. Allontanandosi appena dal nucleo medievale, ci si imbatte nella Casa Judía (1930), un’esplosione cromatica in stile Art Déco con audaci influenze arabo-indiane, e nella vicina Finca Roja (1933). Quest’ultima, ispirata all’espressionismo olandese, incanta con i suoi mattoni rossi e le brillanti ceramiche verdi che decorano torri e punti panoramici. Decisamente surreale è poi Casa Carles Recio, dalla facciata che è un paradosso visivo, dove decorazioni provocatorie ed esplicitamente erotiche convivono con piastrelle che ripercorrono la storia locale. Il tour prosegue verso il mare, attraversando il quartiere del Cabanyal – antica comunità dei pescatori dove il colore delle casette diventa identità popolare –, per raggiungere i Tinglados del Porto, magazzini industriali modernisti, edificati tra il 1911 e il 1923, impreziositi da mosaici. Il percorso si conclude alla fine della spiaggia della Patacona, di fronte alle torri abbandonate dell’Antigua Bodega Vinival: un gigante di cemento dal design unico, testimone silenzioso del passato industriale della città.
CUCINA
Valencia a piccoli sorsi
Per tornare all’inizio di questo viaggio: Valencia per molti è sinonimo di paella. Per osservarne la cottura “ortodossa” su legna d’arancio e apprezzarne la ricetta tradizionale l’indirizzo storico è Casa Carmela, un’istituzione dal 1922, decretata imperdibile all’unanimità. Detto ciò, la vera scoperta della gastronomia cittadina è l’horchata, grande protagonista di uno dei momenti più amati dai valenciani: la merienda di metà pomeriggio. Questa bevanda dolce e rinfrescante si ricava dalla chufa, un tubero tradizionalmente coltivato ad Alboraya, alle porte di Valencia. Due sono gli indirizzi da non perdere: l’Horchatería de Santa Catalina, che da oltre due secoli serve le sue specialità tra ceramiche colorate, e l’Horchatería Daniel, amata da personaggi del calibro di Dalí. Sebbene i bar dove trovarla da asporto siano infiniti – e si possa gustare anche presso carretti lungo la strada –, il rito completo prevede di sedersi a un tavolo e accompagnarla con i fartons, soffici panini dolci ricoperti di glassa perfetti da inzuppare. E visto che Valencia è anche la città delle arance (gli aranci sono parte dell’arredo urbano), il succo di questo frutto è diventato protagonista di un cocktail creato alla fine degli anni ’50 al Café Madrid e che è subito entrato nelle abitudini gastronomiche dei valenciani, l’Agua de Valencia, a base di succo d’arancia, vodka, gin e cava. Il modo migliore per provarla è immergersi nello sfarzo barocco del Café de las Horas, sorseggiandola tra velluti rossi e sculture in un’atmosfera d’altri tempi.
Curiosità fuori misura
- La casa più stretta d’Europa: è La Estrecha, che si trova in Plaza Lope de Vega; la sua facciata misura appena 107 centimetri.
- Un uomo alto 70 metri: è la statua di Gulliver, nell’omonimo parco, che riproduce il gigante di Jonathan Swift sul quale i lillipuziani turisti si possono arrampicare.
- Un micro condominio per gatti: tra le vie del Carmen, una facciata alta solo pochi centimetri, minuziosamente dipinta e completa di portone, tetto e finestre, è l’ingresso del rifugio della nutrita colonia felina del quartiere.
Info utili
Il sistema di trasporto si basa sulla tessera SUMA, supporto ricaricabile (di carta a 1,10 €, in plastica a 2,20 €, atmv.gva.es/es/titols-i-tarifes/targetes) che consente l’accesso a tutti i mezzi pubblici. Vantaggioso il carnet SUMA 10: 10 corse al costo di 5,40 € (zona A, con le principali attrazioni), con la possibilità di effettuare trasbordi gratuiti tra mezzi diversi entro 90 minuti dalla prima convalida. Dall’aeroporto (Zona C) le linee metropolitane 3 e 5 portano in centro in 20 minuti.
La Valencia Tourist Card (www.visitvalencia.com/it/valencia -tourist-card) include viaggi illimitati su trasporto pubblico (anche da/per l’aeroporto) con tariffe per 24, 48 o 72 ore, oltre a ingressi gratuiti o scontati nei principali musei.